Ancora più elevati saranno i costi di produzione di energia del nuovo nucleare, quello delle centrali Epr di nuova generazione: a causa dei numerosi slittamenti sulla data di entrata in servizio del primo impianto di questo tipo, in costruzione a Flamanville, saranno inizialmente di 70-90 euro al megawattora. Teoricamente, il costo dovrebbe scendere per gli impianti successivi, ma anche in questo caso, dice sempre la Corte, è impossibile fare previsioni certe. Il problema dei costi, sottolinea poi il rapporto, è però strettamente legato a un altro fattore: le scelte strategiche legate alla durata della vita delle centrali, e le decisioni di investimento conseguenti. «La Corte si augura – afferma il presidente Didier Migaud in un’intervista a Le Monde – che le scelte future non siano effettuate in modo implicito, ma che sia formulata e adottata una strategia energetica, in modo esplicito, pubblico e trasparente». Una questione che, rimarca poi, si fa sempre più urgente, dato che da qui a fine 2022 ben 22 dei 58 reattori in funzione in Francia raggiungeranno i 40 anni di attività, soglia per lo smantellamento. Chiuderli tutti come previsto, e allo stesso tempo mantenere l’attuale quota di produzione di energia da fonti nucleari (74% della produzione complessiva nazionale) richiederebbe «uno sforzo considerevole di investimento a breve termine, che pare improbabile, se non impossibile».
Ciò significa, spiega sempre Migaud, che se la Francia non vuole ridurre la quantità di energia che produce ogni anno, può fare solo due cose: «Prolungare le nostre centrali oltre i 40 anni, o far evolvere significativamente il mix energetico verso altre fonti energetiche, cosa che comporta investimenti complementari». La nuova generazione di impianti avanza infatti troppo lentamente, e a costi troppo elevati, perchè si possa sperare che sostituisca le vecchie strutture nel giro di un decennio.
Ancora più elevati saranno i costi di produzione di energia del nuovo nucleare, quello delle centrali Epr di nuova generazione: a causa dei numerosi slittamenti sulla data di entrata in servizio del primo impianto di questo tipo, in costruzione a Flamanville, saranno inizialmente di 70-90 euro al megawattora. Teoricamente, il costo dovrebbe scendere per gli impianti successivi, ma anche in questo caso, dice sempre la Corte, è impossibile fare previsioni certe. Il problema dei costi, sottolinea poi il rapporto, è però strettamente legato a un altro fattore: le scelte strategiche legate alla durata della vita delle centrali, e le decisioni di investimento conseguenti. «La Corte si augura – afferma il presidente Didier Migaud in un’intervista a Le Monde – che le scelte future non siano effettuate in modo implicito, ma che sia formulata e adottata una strategia energetica, in modo esplicito, pubblico e trasparente». Una questione che, rimarca poi, si fa sempre più urgente, dato che da qui a fine 2022 ben 22 dei 58 reattori in funzione in Francia raggiungeranno i 40 anni di attività, soglia per lo smantellamento. Chiuderli tutti come previsto, e allo stesso tempo mantenere l’attuale quota di produzione di energia da fonti nucleari (74% della produzione complessiva nazionale) richiederebbe «uno sforzo considerevole di investimento a breve termine, che pare improbabile, se non impossibile».
Ciò significa, spiega sempre Migaud, che se la Francia non vuole ridurre la quantità di energia che produce ogni anno, può fare solo due cose: «Prolungare le nostre centrali oltre i 40 anni, o far evolvere significativamente il mix energetico verso altre fonti energetiche, cosa che comporta investimenti complementari». La nuova generazione di impianti avanza infatti troppo lentamente, e a costi troppo elevati, perchè si possa sperare che sostituisca le vecchie strutture nel giro di un decennio.
Fonte: l'Indipendenza
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